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FAQ (Frequently Asked Questions)


Per approfondire la conoscenza delle nostre soluzioni ed in generale delle tecnologie per il controllo dell’illuminazione, soprattutto quelle legate alla comunicazione wireless, ti consigliamo di dedicare qualche minuto alla lettura degli argomenti trattati nel seguito, dove abbiamo cercato di sintetizzare tutto il nostro know-how e le risposte alle domande che più frequentemente ci vengono poste.

  Quale tecnologia wireless utilizza ZETAQLAB?
  Possono esserci delle interferenze sugli impianti?
  Che cos'è la tecnologia wireless Mesh Network?
  La trasmissione wireless ZETAQLAB è sicura?
  Che distanze possono essere coperte dalla tecnologia wireless ZETAQLAB?
  Cosa significa «dimmerare» un apparecchio tramite tecnologia DALI, 1/10V, PWM, DMX o a «taglio di fase»?
  Quali sono i vantaggi del controllo DALI «Broadcast» rispetto a quello indirizzato?
  Quando è opportuno utilizzare sensori di luminosità e di movimento?
  Come lavorano i sensori di luminosità?
  Cosa significa «calibrare» un sensore di luminosità?
  Come lavorano i sensori di movimento?
  Come posso calcolare il risparmio energetico, il TCO ed il tempo di ritorno dell‘investimento di un sistema di controllo?



 
 
Quale tecnologia wireless utilizza ZETAQLAB?

I nostri sistemi utilizzato la trasmissione wireless nella banda ISM 868 MHz, sfruttando un protocollo proprietario criptato ed ottimizzato per le applicazioni di Lighting Control ed Energy Metering. Al contrario di altre tecnologia basate su frequenza di 2.4GHz, come ad esempio WiFi, Bluetooth e Zigbee, quella 868 MHz risulta più adatta alla trasmissione su distanze elevate e soprattutto penetra maggiormente gli ostacoli, rendendo il nostro sistema estremamente robusto ed immune ai disturbi. Inoltre grazie al Mesh Network l'area di copertura può essere estesa in quanto ogni nodo riceve, rigenera e ritrasmette i segnali ricevuti.
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Possono esserci delle interferenze sugli impianti?

Grazie alla frequenza di trasmissione 868 MHz i segnali trasmessi non interferiscono con altre reti wireless, soprattutto con quelle WiFi e Bluetooth che operano su una diversa frequenza (2.4GHz). Inoltre negli impianti realizzati fin ora abbiamo avuto conferma che non ci sono limitazioni dovute ad interferenze con altri dispositivi elettromeccanici presenti sugli impianti, in particolare con macchine di produzione industriali.
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Che cos'è la tecnologia wireless Mesh Network?

In una rete wireless Mesh Network ogni nodo riceve, rigenera e ritrasmette i segnali ricevuti. Questo permette di creare percorsi alternativi per raggiungere tutti i nodi del sistema rendendo l'impianto estremamente robusto anche in caso di avaria a parte dei nodi installati. Inoltre grazie al Mesh Network è possibile estendere l'area di copertura complessiva della rete wireless, superando il limite relativo alla distanza massima di trasmissione tra due nodi. Il vantaggio è evidente ad esempio nelle applicazioni di Street Lighting, dove tutti i nodi seguono il layout stradale realizzando una percorso filare esteso sul territorio. I sistemi ZETAQLAB controllano il numero di ripetizioni (HOP) implementate da ciascun nodo, in modo da limitare la complessità introdotta da inutili ritrasmissioni del segnale.
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La trasmissione wireless ZETAQLAB è sicura?

Tutti i dati trasmessi sono crittografati con tecnologia simmetrica e risultano inaccessibili ad altri dispositivi eventualmente in ascolto.
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Che distanze possono essere coperte dalla tecnologia wireless ZETAQLAB?

La distanza massima (reale!) tra due nodi wireless in visibilità ottica dotati di antenna a stilo è di 300m. Nelle applicazioni indoor, quando l'antenna è filare ed integrata nei nodi, questa distanza si riduce a circa 100m. Grazie alla tecnologia Mesh Network l'area di copertura della rete wireless può essere estesa, utilizzando fino a 8 rigenerazioni di segnale. In applicazioni indoor, ad esempio in un'area industriale di circa 6.000 mq, abbiamo verificato che con massimo una o due rigenerazioni è possibile raggiungere tutti i nodi.
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Cosa significa «dimmerare» un apparecchio tramite tecnologia DALI, 1/10V, PWM, DMX o a «taglio di fase»?

Gli apparecchi d'illuminazione sono tipicamente non "dimmerabili", cioè è possibile solo eseguire comandi di accensione e spegnimento agendo sull'alimentazione. Per sfruttare i benefici di un sistema di controllo è necessario che i punti luce siano dotati di una tecnologia tale per cui sia possibile regolarne anche l'intensità luminosa. Si dice in questo caso che un apparecchio è "dimmerabile". Le tecnologie per realizzare questa regolazione sono descritte nell'articolo Tecnologie per le gestione della luce.
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Quali sono i vantaggi del controllo DALI «Broadcast» rispetto a quello indirizzato?

La tecnologia di regolazione DALI (Digital Addressable Lighting Interface), descritta nell'articolo Tecnologie per le gestione della luce, permette il controllo individuale di massimo 64 nodi DALI cablati su un bus. Ciò però impone di assegnare in fase di configurazione iniziale dell'impianto un indirizzo univoco per ciascun nodo (tipicamente un apparecchio d'illuminazione). Questa procedura è nota con il nome di "indirizzamento" o "mappatura" DALI e comporta un notevole dispendio di tempo. Inoltre il system integrator che esegue la mappatura non può procedere alla configurazione dell'intero impianto finchè ogni nodo non è stato correttamente mappato. Spesso quindi deve attendere che l'installatore risolva tutti gli errori di cablaggio, impiegando tempo extra rispetto al suo normale lavoro. Allo stesso modo quando un apparecchio DALI deve essere sostituito perchè difettoso, si rende necessaria la sua (ri)mappatura e la riconfigurazione dell'impianto, operazione che tipicamente non è in grado di fare il manutentore o l'installatore. In generale quindi un impianto DALI "indirizzato" è molto oneroso in termini di messa in servizio e manutenzione.
Utilizzando invece la tipologia di comando DALI "broadcast" non si rende necessario l'indirizzamento dei nodi in quanto tutti i dispositivi DALI collegati sul bus eseguiranno il comando, senza distinzione tra loro. Si perde quindi la possibilità di gestire in modo univoco ogni singolo punto luce ma la configurazione iniziale dell'impianto e la manutenzione risultano enormemente più semplici, veloci ed economiche.
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Quando è opportuno utilizzare sensori di luminosità e di movimento?

Per automatizzare un impianto d'illuminazione e risparmiare energia è possibile sfruttare il contributo di luce naturale andando a ridurre il flusso luminoso grazie ad un sensore di luminosità. Questa tecnologia permette di risparmiare mediamente almeno il 30%, anche quando il contributo di luce solare non è elevato. Quando l'area illuminata è occupata in modo discontinuo, ad esempio in un magazzino o in un ufficio, allora è utile evitare che gli apparecchi d'illuminazione restino accesi ad un'intensità elevata quando nessuno è presente. In questi casi è possibile utilizzare un sensore di movimento che, abbinato ad un sistema di controllo, possa ridurre o azzerare il flusso luminoso.
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Come lavorano i sensori di luminosità?

Un sensore di luminosità può lavorare in due modalità. La prima è comunemente associata alla funzione "crepuscolare", per cui il sensore rileva l'intensità della luce naturale e si attiva quando questa scende sotto una determinata soglia. Questo controllo è ad "anello aperto" in quanto il sensore è influenzato solo dalla luce naturale e non da quella artificiale emessa dagli apparecchi.
Quando invece si vuole realizzare una regolazione costante dell'intensità luminosa su una superficie, ad esempio il piano di lavoro, il sensore viene installato sul soffitto in modo da "leggere" la somma del contributo di luce naturale e di quella artificiale riflesse dalla superficie sottostante. In tal modo è possibile realizzare un controllo ad "anello chiuso", in cui al variare del contributo naturale il sistema adegua quello artificiale con il risultato di mantenere costante la somma dei due sul piano di lavoro. Affinchè questo controllo sia efficace è necessario che il sensore non sia accecato dalla luce naturale e non sia influenzato dal contributo di apparecchi non gestiti dal sensore stesso.
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Cosa significa «calibrare» un sensore di luminosità?

Il controllo della luminosità ad "anello chiuso" permette di mantenere un livello costante sul piano di lavoro, ad esempio 500 Lux sulla scrivania in un ufficio. A tal fine è necessario memorizzare nel sensore la situazione di riferimento, che corrisponde ad un valore di luce incidente il sensore (cioè riflessa dalla scrivania) proporzionale ai 500 Lux desiderati. Questa operazione prende il nome di "calibrazione". Il valore incidente è chiaramente influenzato dalle caratteristiche costruttive del locale e dall'altezza di installazione del sensore. 
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Come lavorano i sensori di movimento?
I sensori di movimento presenti in commercio sono tipicamente realizzati con tecnologia PIR (Passive InfraRed). Questi sensori permettono di rilevare la differenza di temperatura tra un corpo in movimento e la superficie di sfondo (background). La lente del sensore (Fresnel) permette di suddividere l'area controllata in tante piccole zone, dette "cluster", tanto più piccole quanto più il sensore deve avere una sensibilità adatta alla rilevazione di piccoli movimenti. Il sensore si attiva quando rileva una differenza di temperatura tra due cluster adiacenti. Il risparmio energetico ottenuto introducendo nell'impianto un sensore di movimento dipende dal grado di occupazione dell'area controllata. Quanto più l'area sarà occupata in modo discontinuo tanto più ridotti saranno i consumi di energia.
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Come posso calcolare il risparmio energetico, il TCO ed il tempo di ritorno dell‘investimento di un sistema di controllo?

Il risparmio energetico ottenuto grazie all'adozione di un sistema di controllo dotato di sensori di luminosità e movimento dipende dalle condizioni di utilizzo dell’impianto, purtroppo non definibili con esattezza a priori. Considerando la nostra esperienza possiamo tranquillamente affermare che il risparmio ottenibile varia da un minimo del 30% ad oltre il 50%. Per una stima accurata è disponibile il software TCOlight basato sulla norma EN15193 che permette di utilizzare l'indicatore LENI (Light Energy Numeric Indicator) per valutare l’impatto sui consumi sia degli apparecchi che dei sistemi di controllo. TCOlight permette inoltre di calcolare il TCO (Total Cost of Ownership), ovvero il costo totale di possesso dell’impianto, ed il tempo di ritorno dell’investimento (Payback Time).
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